Kantieri

Il timelapse non basta

Simone Dragonetti
Simone Dragonetti
Marketing Manager

l timelapse è uno strumento potente, ma rimane uno strumento. Funziona benissimo in certe condizioni, meno in altre, e in altre ancora ha bisogno di supporti. Come ogni mezzo, ha bisogno di direzione.

Dove guardare i lavori

Il primo aspetto da valutare per la buona riuscita di un timelapse è la posizione della fotocamera. Per riprendere un grande edificio in costruzione serve una posizione che permetta di vederlo tutto, dalle fondamenta all’ultimo piano. Significa una certa distanza, una certa altezza e un campo libero da ostacoli. Basta un muro, un albero o un riflesso per compromettere il video e la sua efficacia.

Per questo motivo l’installazione è sempre meglio che venga gestita da professionisti che conoscono bene sia le fasi di lavorazione, che la fotocamera. La posizione deve essere scelta a seguito di un attenta analisi del progetto e degli spazi.

Cantieri diversi, timelapse diversi

I grandi edifici crescono verso l’alto e sono il caso più comodo. Altri tipi di cantieri, per esempio i grandi impianti, sono molto diversi. Si sviluppano su ampie superfici, e una fotocamera ha un raggio limitato oltre il quale i lavori sembrano solo puntini lontani. In questi casi le opzioni diventano due: installare più telecamere per coprire l’area, oppure prevedere fin dall’inizio lo spostamento periodico della fotocamera per seguire l’avanzamento. Sono due approcci diversi, ognuno con la sua resa.

L’indoor è ancora più delicato. Lo spazio è ridotto e ogni elemento aggiuntivo durante i lavori può tagliare fuori una parte di inquadratura. Capita di dover fare un timelapse di una ristrutturazione interna e accorgersi in ritardo che le fasi più interessanti finiscono nascoste dietro strutture montate nel frattempo.

Il timelapse non è fatto per i dettagli

C’è poi una questione che viene tralasciata. Il timelapse è sintesi: racconta il passare del tempo e la crescita dell’opera, mesi di lavori documentati in pochi minuti. Quello che non può fare è mostrare il dettaglio. Una legatura d’armatura, una saldatura, la posa di un rivestimento, le mani di un operaio al lavoro.

Per raccontare la qualità del lavoro, il timelapse da solo non basta. La qualità si racconta avvicinandosi alle lavorazioni — con le riprese ravvicinate, in giornate scelte sulle fasi giuste.

Le due cose insieme

Il prodotto migliore nasce dall’unione delle due: spezzoni di timelapse che fanno vedere l’opera prendere forma, alternati a riprese tradizionali che mostrano come è stata costruita. È quello che proponiamo nella maggior parte dei casi. E quando un cliente ci chiede il timelapse, la consulenza iniziale ci serve a chiarire tutti questi aspetti.

Il timelapse non è la risposta a tutto, ed è proprio per questo che funziona. Conoscerne i limiti è ciò che permette di usarlo bene.

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